DAL SILENZIO DI GIOTTO ALL'ARMONIA DELL'ANGELICO
L'Evoluzione dell'Organo nella Pittura Toscana
STORIA DI UN ORGANO MAI NATO
Il Grande Assente dell'Auditorium

Roma, la Capitale, è ricca di storia, arte e cultura, ma c'è una nota stonata nel suo panorama musicale che continua a fare discutere: l'assenza di un grande organo a canne nella Sala Santa Cecilia dell'Auditorium Parco della Musica, la principale sala da concerto della città. Un'anomalia che la rende l'unica grande capitale al mondo a non potersi fregiare di uno strumento così imponente nella sua struttura concertistica di punta.
Quando Renzo Piano concepì l'Auditorium Parco della Musica, noto anche come "Città della Musica", il progetto era ambizioso e completo. Fin dall'inizio, era prevista la presenza di un organo da concerto di grandi dimensioni nella Sala Grande, la Santa Cecilia, con i suoi 2800 posti. Nel 1995, una commissione di esperti delineò le specifiche: uno strumento maestoso, di impostazione sinfonica, con quattro tastiere, sei corpi sonori, quasi un centinaio di registri e due console, una fissa e una mobile. L'idea era chiara: dotare Roma di uno strumento all'altezza delle più prestigiose sale da concerto internazionali. Il progetto fu approvato da Piano stesso e dal Comune di Roma, e i fondi sembravano garantiti.

La storia, però, prese una piega inaspettata e controversa. La decisione di non realizzare lo strumento fu attribuita in gran parte a Luciano Berio, all'epoca presidente dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Berio, con motivazioni che molti, inclusi illustri critici musicali come Paolo Isotta, definirono "assurde e indegne", sostenne l'inutilità di un organo in quella sede. Questa scelta scatenò uno scandalo e una forte reazione da parte di musicisti, associazioni come Italia Nostra e intellettuali, che videro in essa una privazione ingiustificata per la cultura musicale romana. L'ironia della sorte vuole che persino lo stemma dell'Accademia di Santa Cecilia raffiguri delle canne d'organo.
Nonostante il "no" iniziale, la speranza di vedere un organo risuonare nella Sala Grande non si è mai spenta. Il grande artefice di questa battaglia è l'organista Giorgio Carnini, che da anni porta avanti con passione il progetto "Un Organo per Roma".
Le iniziative per sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni sono state numerose. Il Festival "Un Organo per Roma", giunto nel 2024 alla sua nona edizione, è diventato un appuntamento cruciale. La novità più significativa di quest'ultima edizione è stata l'apertura delle porte dell'Auditorium Parco della Musica al festival stesso, culminata con un concerto nella Sala Petrassi. Qui, per la prima volta, è stato ospitato il "Wanderer", un imponente organo da concerto smontabile, riconosciuto come il più grande strumento trasportabile esistente.
L'utilizzo del "Wanderer" non è solo un surrogato, ma un segnale forte. Ha dimostrato in modo tangibile la bellezza e l'impatto della musica d'organo all'interno dell'Auditorium, sfatando potenziali dubbi sulla sua integrazione acustica. Questa apertura dell'Auditorium a un evento così significativo è un segno che la consapevolezza dell'importanza di questo strumento sta finalmente crescendo anche tra la dirigenza della struttura.
Attualmente, non c'è ancora un annuncio definitivo per la costruzione di un organo permanente nella Sala Santa Cecilia. Tuttavia, l'impegno costante di figure come Giorgio Carnini e l'accoglienza di strumenti temporanei come il "Wanderer" mostrano che le porte non sono più chiuse come un tempo.
Roma merita di colmare questa lacuna. L'assenza di un organo non è solo una privazione per gli appassionati e i musicisti, ma anche un limite per l'offerta culturale della Capitale nel panorama internazionale. La speranza è che le recenti aperture si trasformino presto in un impegno concreto e che, finalmente, il grande assente dell'Auditorium possa trovare la sua voce, donando a Roma la pienezza sonora che merita.
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