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CAPOLAVORI IN VALTELLINA


Il Settecento in Valtellina rappresenta un periodo di grande fioritura per l'arte lignea, in particolare nel campo dell'arte sacra.



 

Il Settecento in Valtellina rappresenta un periodo di grande fioritura per l'arte lignea, in particolare nel campo dell'arte sacra. L'intaglio e la scultura del legno, materiali abbondanti nella regione alpina, divennero un'espressione privilegiata di una profonda devozione religiosa e del gusto artistico dell'epoca, il Barocco.

L'influenza del Concilio di Trento e dell'arcivescovo Carlo Borromeo, che già a partire dal tardo Cinquecento aveva promosso la realizzazione di altari, pulpiti e arredi sacri per le chiese, si concretizzò nel Settecento in una produzione ricca e raffinata. Gli artisti locali, spesso riuniti in botteghe a conduzione familiare, seppero unire la tradizione artigiana lombarda con le nuove tendenze stilistiche, creando opere di grande impatto visivo ed emotivo.

L'arte del legno scolpito in Valtellina nel 1700 è un'eredità culturale di grande valore, che testimonia la profonda fede e l'abilità artigiana di una regione che ha saputo elevare un materiale semplice come il legno a forma d'arte sublime. Le opere prodotte in questo periodo non sono solo espressioni artistiche, ma documenti storici che raccontano la storia di comunità e la loro spiritualità.

Ci soffermeremo su due organi in particolare, i cui mobili scolpiti rappresentano una vera e propria rarità nell’arte organaria: l’organo del Santuario della Beata Vergine delle Grazie di Grosotto e l’organo del Santuario della Madonna di Tirano.

 

 

Organo del Santuario della Beata Vergine delle Grazie di Grosotto

Il nome di Paolo Scalvini è effettivamente legato all'arte lignea sacra del Settecento, e in particolare a un'opera significativa in Valtellina. Sebbene la sua attività principale non sia strettamente valtellinese, un articolo pubblicato sul Bollettino della Società Storica Valtellinese menziona che a lui fu affidata, nel 1705, l'intaglio della cassa d'organo del Santuario della Beata Vergine delle Grazie di Grosotto.

Le vicende legate a quest'opera sono piuttosto interessanti: Paolo Scalvini abbandonò l'incarico nel 1708, e il lavoro fu poi completato nel 1713 da un altro intagliatore, Giovanni Battista del Piaz. Questo episodio suggerisce che Scalvini fosse un artista di una certa fama, a cui venivano commissionate opere importanti anche al di fuori della sua zona d'origine. La critica lo definisce come uno scultore "altrimenti sconosciuto", il che significa che l'opera di Grosotto è uno dei pochi lavori noti a lui attribuiti.

Giovan Battista del Piaz fu uno scultore trentino che si stabilì in Valtellina, precisamente a Lovero, all'inizio del Settecento. La sua opera più rilevante in Valtellina, per la quale è noto, è proprio il completamento della cassa d'organo del Santuario della Beata Vergine delle Grazie di Grosotto.

L'intagliatore trentino portò a termine i lavori tra il 1713 e il 1714. L'opera è considerata un capolavoro per la sua maestosità e ricchezza di dettagli. 

Il parapetto della cantoria, in particolare, è ammirevole per la finezza dell'esecuzione dei rilievi, che rappresentano scene a tema sacro:

I pannelli decorativi: simboli e narrazione sacra

Al centro: la miracolosa apparizione della Madonna del 1487, quando il popolo di Grosotto, minacciato dalle truppe grigionesi, ottenne salvezza sospinto dalla devozione e dal suo intervento:

Sul lato destro:

La Religione che sconfigge l’eresia:

La Visitazione:

L’Assunzione:

Sul lato sinistro:

La Fede che vince l’idolatria:

La Presentazione di Maria al Tempio:

L’Assunzione (ripetuta anche qui come sul lato destro):

Decorazioni superiori: festoni di foglie, frutti e fiori che nel loro insieme incorniciano:

una statua del re Davide con l’arpa:

angeli con trombe, simboli di musica e gloria celeste:

Un’opera completa: armonia tra funzione, arte e devozione

L’organo di Grosotto rappresenta una perfetta fusione tra funzione musicale e significato artistico, un autentico tributo alla fede, alla vicinanza tra arte e spirito, nonché alla memoria storica della comunità.

 


Organo del Santuario della Madonna di Tirano

La monumentale cassa dell'organo del Santuario della Madonna di Tirano, un capolavoro di ebanisteria e intaglio, fu realizzata tra il 1608 e il 1617 dall'intagliatore bresciano Giuseppe Bulgarini.

In seguito, altri artisti contribuirono ad arricchire l'opera. In particolare, i tre pannelli del parapetto, scolpiti con scene della Natività:

della Circoncisione di Gesù:

e dell'Adorazione dei Magi:

furono realizzati nel 1638 da Giovan Battista Salmoiraghi di Milano.

Ecco una cronologia delle principali operazioni di modifica e restauro:

Metà del '500: È documentata la presenza di un organo preesistente, anche se i dettagli sono scarsi.
1609: L'organaro Valvassori realizza un nuovo strumento.
1627: L'organo di Valvassori viene restaurato e ampliato da Giovanni Rogantino.
1641: Un altro Valvassori (probabilmente un discendente) costruisce un nuovo organo.
1660: Carlo Prati effettua riparazioni sullo strumento del 1641.
1813: Giovanni Bossi costruisce un nuovo organo, che viene inserito all'interno della cassa seicentesca già esistente.
1882: Luigi Parietti amplia significativamente lo strumento di Bossi. L'organo attuale si basa principalmente su questo intervento.
1895-1924: La manutenzione ordinaria dello strumento è curata da Gaetano Prestinari.
1928: Francesco Nasoni interviene sullo strumento, apportando alcune modifiche e un restauro.

L'organo del Santuario della Madonna di Tirano è un'opera imponente non solo per le sue dimensioni artistiche, ma anche per il numero di canne che lo compongono.

Si stima che lo strumento attuale abbia circa 2.200 canne. Un numero considerevole che testimonia la complessità e la potenza sonora di questo magnifico organo, oltre alla maestria artigianale richiesta per la sua realizzazione e manutenzione nel corso dei secoli.

dispone di due tastiere di 66 tasti ciascuna.

In aggiunta alle tastiere per le mani, ha anche una pedaliera piana di 24 pedali.

Il “Telaro”

Durante la Settimana Santa – o in altre celebrazioni solenni indicate di anno in anno dalla rettoria – l’organo veniva coperto da una tela celebrativa. 

Questo telo dipinto (chiamato anche telero) raffigura l’Incoronazione della Vergine, scena che simboleggia Maria Regina del Cielo .

L’opera fu affidata al pittore Carlo Marni di Bormio, con un contratto datato ottobre 1650; l’esecuzione fu coadiuvata da Domenico Stella da Lugano. Lavorando in modo sollecito, Marni completò il dipinto probabilmente entro la primavera del 1652.

Il soggetto del telo è la gloriosa incoronazione di Maria, concepita come un evento celeste di grande solennità: un tripudio di colori, figure angeliche e simboli sacri, pensato per trasportare visivamente i fedeli nella “reggia del Cielo”. 

Secondo gli studi del prof. Gianluigi Garbellini, autore de “Il monumentale organo secentesco”, il tema iconografico – e forse anche la regia – del dipinto potrebbe essere stato suggerito o guidato da figure teologiche come Giovan Battista Marinoni (prevosto e teologo tiranese) o Gregorio Rinaldi, anch’egli dotto in Sacra Teologia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Riferimenti:

Grosotto

parrocchiagrosotto.it
altarezianews.it
santuaritaliani.it
tirano-mediavaltellina.it
lombardiabeniculturali.it
vis.it
wikipedia.org
calendariovaltellinese.com
tirano-mediavaltellina.it
camminomarianodellealpi.it
readkong.com
academia.edu

Tirano

intornotirano.it
lombardiabeniculturali.it
santuariomadonnaditirano.it
provasantuario.wordpress.com
intornotirano.it
catalogo.beniculturali.it

 



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