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CANNE DI CARTA? PERCHÈ NO!


Organi a canne con canne di carta: un percorso tra invenzione, ingegno e rarità



Nella lunga storia dell’organo a canne, strumento principe delle chiese e delle corti europee, non mancano capitoli curiosi e affascinanti. Tra questi spicca l’uso della carta come materiale per la costruzione delle canne, una scelta insolita che affonda le radici nel Medioevo e che, pur rimanendo marginale rispetto all’impiego di legno e metallo, ha lasciato testimonianze sorprendenti.

Organo portativo medievale

L’  “organo portativo” è uno strumento musicale di dimensioni ridottissime, solitamente formato da una o due file di canne che raramente superano i 2 piedi di base e con un’estensione fino a due ottave. Era progettato per essere portato a tracolla, grazie a una cinghia: la mano sinistra azionava un piccolo mantice a cuneo collocato sul retro, mentre la destra suonava la tastiera.

Le canne, realizzate molto spesso in carta al fine di alleggerire lo strumento, avevano tutte un diametro uniforme (tra i 20 e i 40 mm circa), caratteristica comune anche ai grandi organi “da muro” della stessa epoca. Non è chiaro se fossero soltanto canne aperte o se si usassero anche quelle tappate.

I modelli medievali avevano estensioni molto limitate, si faceva infatti riferimento alla musica modale bizantina dell’Octoechos ("otto suoni"), utilizzando tastiere diatoniche semplici di sole sette note, ossia un’ottava completa, qualche volta con la presenza del solo Si♭. Potevano raggiungere un’estensione di un’ottava o poco più (un’ottava e mezza), includendo qualche alterazione.

L’accordatura era con ogni probabilità di tipo pitagorico, in linea con la teoria musicale dell’epoca.

I tasti erano molto diversi da quelli rinascimentali e somigliavano più a bottoni o piccoli parallelepipedi di legno, montati su pironi che aprivano direttamente i ventilabri.

L’organo positivo di Gottfried Fritzsche (ca. 1627, Dresda)

Una delle realizzazioni più straordinarie è l’organo positivo costruito intorno al 1627 a Dresda dal celebre organaro Gottfried Fritzsche. Strumento di piccole dimensioni, destinato a uso liturgico o domestico, si distingue per l’impiego di canne di carta accuratamente arrotolata e incollata. La carta, trattata con colla animale e indurita, veniva modellata in forma cilindrica e rinforzata con sottili strati protettivi.

Si ritiene che questo strumento appartenesse un tempo a Johann Georg, I duca di Sassonia (1585-1656), il cui ritratto adorna il pezzo. Le passeggiate in trasversali completano il look elegante

Il restauro condotto secoli più tardi da Tobias Defrain ha permesso di riportare alla luce non solo la bellezza dello strumento, ma anche la straordinaria funzionalità di queste canne, capaci di garantire leggerezza strutturale e al tempo stesso una sorprendente stabilità timbrica. L’organo di Fritzsche è considerato un unicum nel panorama organario tedesco e testimonia l’audacia sperimentale dei costruttori dell’epoca.

oggi al Victoria & Albert Museum

Leonardo da Vinci e l’organo di carta

Tra i mille interessi di Leonardo da Vinci non poteva mancare la musica. Nei suoi appunti compaiono schizzi relativi a strumenti a fiato e a tastiera, tra cui un progetto di organo con canne di carta. Non si trattava di un’idea utopica: Leonardo era perfettamente consapevole delle potenzialità della carta come materiale leggero, economico e facilmente modellabile.
Sebbene non ci siano prove di una realizzazione effettiva, l’idea leonardiana anticipa sperimentazioni che, nei secoli successivi, avrebbero trovato applicazione pratica. La sua visione, come spesso accade, fu quella di aprire possibilità ancora inesplorate.

Ne abbiamo ampiamente parlato nell’articolo dedicato agli “organi di Leonardo”.

L’«orghano de carta impastata» di Lorenzo de’ Medici

Un’altra fonte preziosa proviene dall’inventario dei beni di Lorenzo il Magnifico, redatto nel 1492. Tra i numerosi strumenti musicali posseduti dal signore fiorentino figura un misterioso «orghano de carta impastata» che viene anche stimato in fiorini: “Un organo di carta impastata lavorato bene con istrafori di mano di maestro Castellano, in sun una bella basa di nocie intagliata tutta di più lavori et coll’arme di casa et con quattro candellieri suvi 4 bambini, tutto del medesimo legname et lavoro e 3 mantaci co piombi. fiorini. 200”

La descrizione lascia intendere l’uso di una cartapesta spessa e indurita, forse impiegata per realizzare canne di registro o parti di risonatori.
Questo documento attesta che, già alla fine del Quattrocento, la carta era considerata un materiale degno di attenzione anche in ambito musicale, soprattutto per strumenti destinati a un uso privato o cameristico.

Esiste anche un'opera di intarsio datata 1476 nel Palazzo Ducale di Urbino, che mostra un organo detto "da carta" cioè con canne di carta, e che porta il nome di "Ivhani Castelano" (Giovanni Castellano), il liutaio che costruì l’organo con canne di carta per Lorenzo il Magnifico. Il che porterebbe all’immagine dell’organo citato nell’inventario.

Isabella d’Este e lo strumento “da appartamento”

Non meno significativa è la testimonianza della raffinata Isabella d’Este, marchesa di Mantova, figura centrale del mecenatismo rinascimentale. In una sua corrispondenza da Venezia, si rivolge al fidato Lorenzo Gosnago da Pavia per richiedere la costruzione di un organo da appartamento con canne di cartone.
L’intento era probabilmente quello di ottenere uno strumento più leggero, facilmente trasportabile e adatto a spazi privati, senza rinunciare alla qualità del suono. Anche in questo caso, la carta rappresentava un’innovazione funzionale, capace di unire praticità e sperimentazione acustica.

L’organo con canne di cartone al Museo Correr di Venezia

L’unico esemplare documentato e conservato in Italia si trova oggi al Museo Correr di Venezia. Si tratta di un organo raro e prezioso, caratterizzato da canne di cartone che hanno attraversato i secoli mantenendo una sorprendente integrità.

Porta la firma di “Laurentius Papiensis” (cioè Lorenzo Gusnasco): "Laurentius Papiensis faciebat MCCCCLXXXXIIII"

La biografia di questo liutaio costituisce una fonte di straordinario interesse per la comprensione della vita e dell’attività artigianale a Venezia intorno al 1500. Egli non si limitò alla sola pratica costruttiva, ma prese parte al più ampio contesto culturale del tempo, entrando in relazione con alcune delle principali personalità artistiche del Rinascimento, tra cui Leonardo da Vinci, Andrea Mantegna, Giovanni Bellini e Pietro Perugino. Di particolare rilievo è inoltre la documentata corrispondenza con Isabella d’Este, marchesa di Mantova, la quale non solo conferma il prestigio sociale e professionale raggiunto dal liutaio, ma attesta anche il suo ruolo in un dialogo culturale che travalicava i confini dell’ambito artigianale.

Il reperto, studiato dagli organologi, conferma come la carta fosse talvolta scelta non solo per motivi economici, ma anche per le sue particolari proprietà acustiche: essa garantiva una sonorità morbida e vellutata, diversa da quella del metallo, rendendo lo strumento adatto a un uso intimo e raffinato.

Ulteriori riferimenti alla presenza di un organo emergono nella corrispondenza relativa allo strumento appartenuto al collezionista veneziano Michele Vianello, benefattore di Gusnasco, residente nel sestiere di Cannaregio almeno tra il 1494 e il 1506. È plausibile che un membro della famiglia Zen abbia successivamente acquisito tale organo da Vianello, circostanza che condurrebbe all’identificazione con il medesimo strumento oggi noto.

Un indizio rilevante in questa direzione è contenuto nel testamento olografo di Zenone Zen, verosimilmente ultimo discendente della nobile casata, datato 9 luglio 1873, nel quale si menzionano i “resti di un organo antico”. Tale documento rappresenta la più antica attestazione inequivocabile del manufatto attualmente conservato al Museo Correr. Alla morte di Zenone, avvenuta nel giugno 1874, lo strumento fu lasciato in eredità, insieme ad altre opere d’arte, al Museo Civico di Venezia. La notizia venne resa pubblica nell’edizione della Gazzetta di Venezia del 2 ottobre 1874.

Verona, Chiesa di San Tomaso Cantuariense

Organo Bonatti del 1716.  Il registo "Pastorale 8' Bassi" della seconda tastiera (Grand'Organo Concerto)è in realtà un Regale 8', costruito in cartone e posizionato sopra le tastiere.

fonte: Wikibook

Il Boardwalk Hall Auditorium e il fagotto di cartapesta

Un salto temporale porta al XX secolo, nell’imponente Boardwalk Hall Auditorium Organ di Atlantic City (Stati Uniti), il più grande organo mai costruito al mondo. In questo colosso di oltre 33.000 canne è presente un registro particolarissimo: il fagotto con risonatori in cartapesta fornito dalla ditta tedesca Welte-Mignon.
Qui la scelta non fu dettata da esigenze economiche, ma da una ricerca timbrica: la cartapesta, infatti, contribuiva a produrre un suono più roco e morbido, simile al legno ma con sfumature uniche. È un esempio moderno di come la carta, anche in strumenti monumentali, potesse trovare applicazioni mirate e raffinate.

(fonte: Wikipedia)

Conclusione: la carta negli organi di oggi

L’uso della carta e della cartapesta nella costruzione di organi a canne rimane una curiosità storica e un’eccezione, più che una regola. Oggi, la carta trova ancora impiego nei mantici (come strato flessibile all’interno delle pieghe), nelle guarnizioni e in alcuni esperimenti didattici o di liuteria creativa. Tuttavia, l’idea di costruire intere file di canne in carta appartiene al passato, legata più all’ingegno e alla fantasia di costruttori e mecenati che alla prassi contemporanea.
Questi strumenti, rari e preziosi, restano testimonianze affascinanti di un’epoca in cui la musica era anche terreno di invenzione tecnica e in cui persino la fragile carta poteva trasformarsi in voce sonora.



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