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MANUALITER E PEDALITER

L'ARCHITETTURA DEL SUONO


CONSIDERAZIONI STORICO-ESTETICHE SUL REPERTORIO 



La dicotomia tra l'esecuzione manuale e quella con pedale obbligato rappresenta il fulcro attorno a cui ruota l'evoluzione della musica per tastiera dal XIV al XVIII secolo. Questa distinzione non è meramente pratica, ma definisce la destinazione liturgica, la complessità contrappuntistica e la natura stessa dello strumento per cui si scrive.

1. Il Manualiter: Purezza e Polifonia "da camera"

Nel periodo rinascimentale e nel primo barocco, la distinzione tra organo, clavicembalo e clavicordo era spesso sfumata. Il repertorio manualiter è l'erede diretto di questa ambiguità strumentale.

La tradizione Italiana: Frescobaldi e i "Fiori Musicali"

In Italia, la pedaliera fu per secoli limitata a pochi pedali "a rulli" o a una "scavezza"1, usati principalmente per i pedali di tenuta (bordoni).

Ne Fiori Musicali (1635), opera concepita per la messa, la scrittura è quasi interamente manualiter. La complessità risiede nel contrappunto rigoroso e nelle "durezze e ligature". Frescobaldi specifica l'uso del pedale solo raramente, lasciando all'esecutore la libertà di usarlo per rinforzare il basso, ma la struttura rimane tastieristica.


Girolamo Frescobaldi iniziò la sua prestigiosa carriera a Roma nella Basilica di Santa Maria in Trastevere. Fu assunto nel gennaio del 1607 (registrato come "Girolamo Organista") e vi rimase solo per pochi mesi prima di partire per le Fiandre. Al suo ritorno a Roma nel 1608, divenne l'organista della Basilica di San Pietro, ruolo che lo rese celebre.  Quell'organo non esiste più. 
Nell'immagine, l'organo della Basilica di San Giovanni in Laterano (Roma): L'organo monumentale (l'Organo "Luca Blasi" del 1598) fu costruito poco prima che Frescobaldi arrivasse a Roma. È quasi certo che Frescobaldi lo abbia suonato, data l'importanza della basilica e la sua fama.

 

 


La tradizione Francese: I "Livres d'Orgue"

In Francia, il manualiter è legato alla policoralità interna dell'organo (Grand Orgue, Positif, Récit).

Alcuni esempi: i Plein Jeu o i Duo/Trio di autori come François Couperin o Nicolas de Grigny. Spesso il pedale è usato solo per il Cantus Firmus in note lunghe (Pédale de Cantus), mentre la complessa ornamentazione (agréments) resta prerogativa dei manuali.


2. Il Pedaliter: L'Emancipazione del Basso

Il concetto di pedaliter come voce obbligata e virtuosistica è una conquista tipicamente nord-europea (Germania e Paesi Bassi), legata allo sviluppo dell'organo anseatico.

Lo "Stylus Phantasticus": Buxtehude e la Scuola del Nord

Per compositori come Dietrich Buxtehude, il pedale diventa un solista.

Un esempio: Praeludium in Do maggiore BuxWV 137. Il brano inizia con un lungo assolo di pedale (Solo di pedale). Qui il pedaliter non è solo un sostegno armonico, ma esprime la retorica della meraviglia, tipica del Barocco, dove i piedi devono eguagliare la destrezza delle mani.


Se si vuole vedere e ascoltare qualcosa che sia quasi identico a ciò che Buxtehude suonava, bisogna andare a Stralsund Stellwagen (Marienkirche). L'organo fu costruito da Friedrich Stellwagen nel 1659. Stellwagen era lo stesso organaro che aveva curato e ampliato gli organi di Buxtehude a Lubecca. È uno dei pochi organi barocchi di grandi dimensioni sopravvissuti quasi intatti nel nord della Germania. Sebbene non ci sia la certezza assoluta che Buxtehude vi abbia messo le mani, è lo strumento che oggi incarna meglio di ogni altro il "suono" della sua scuola musicale.

 

 

 



 


 

Johann Sebastian Bach: La Sintesi Totale

Bach codifica l'uso del pedale in modo sistematico, separando chiaramente le destinazioni nelle sue raccolte.

1 - Orgelbüchlein ("Piccolo Libro d'Organo" ): Molti corali sono pedaliter obbligato, dove il pedale esegue una linea di basso continua e autonoma, spesso con salti d'ottava o ritmi ostinati.

Questo è forse il testo più celebre. Sulla pagina del titolo del "Piccolo Libro d'Organo", Bach scrisse una dedica che è un vero manifesto didattico:

«In cui si dà al principiante organista l'opportunità di imparare a sviluppare il corale in molti modi, e allo stesso tempo di perfezionarsi nello studio del pedale, poiché nei corali qui contenuti il pedale è trattato in modo obbligato

Bach dichiara che il pedaliter non è un'opzione, ma un elemento strutturale necessario per l'indipendenza degli arti. Qui il pedale non fa solo il basso, ma "canta" il tema del corale.

2 - Clavier-Übung III ("Messa per Organo"): Qui Bach alterna deliberatamente i due stili. Ad esempio, il Kyrie, Gott heiliger Geist (BWV 671) è un monumentale pedaliter a 5 voci con "Organo Pleno", mentre il corale successivo è un agile manualiter.

In questa monumentale raccolta pubblicata nel 1739, Bach usa i termini manualiter e pedaliter per scopi teologici e strutturali.

Per ogni parte della Messa (Kyrie, Gloria, ecc.), Bach scrive due versioni: una grande, complessa e rigorosamente pedaliter, e una piccola, più intima e manualiterIl significato: La versione pedaliter (con il "plenum") rappresenta l'istituzione ecclesiastica e la maestosità divina; la versione manualiter rappresenta la preghiera individuale e la dimensione domestica.

3 - Sonate in Trio (BWV 525-530): Rappresentano l'apice della tecnica pedaliter. Il pedale è una delle tre voci paritetiche; l'indipendenza tra i due manuali e il pedale è totale, richiedendo una coordinazione motoria assoluta.

4 - Il Pedal-Exercitium (BWV 598); uno "scritto musicale" fondamentale. Si tratta di un frammento di esercizio virtuosistico per sola pedaliera. Fu trascritto da suo figlio Carl Philipp Emanuel mentre il padre improvvisava. Dimostra che per Bach il pedale doveva avere la stessa agilità delle dita: scale, arpeggi e salti d'ottava che all'epoca erano considerati "impossibili".

5 - Le Trascrizioni dei Concerti (Vivaldi e altri): Bach divise i suoi lavori di trascrizione in due categorie nette:

BWV 972-987: 16 concerti trascritti manualiter (per clavicembalo o organo senza pedale).

BWV 592-596: 5 concerti trascritti pedaliter (espressamente per organo con pedale obbligato). Questo dimostra come egli avesse ben chiara la distinzione timbrica e tecnica tra uno strumento "solo tastiera" e l'organo completo.


L'Organo Hildebrandt a Naumburg (San Venceslao), è considerato da molti esperti l'organo "definitivo" di Bach.
Fu costruito da Zacharias Hildebrandt (allievo di Silbermann) tra il 1743 e il 1746. Bach supervisionò il progetto e partecipò al collaudo finale insieme a Gottfried Silbermann, certificando l'eccellenza del lavoro.
Si dice che questo strumento risponda esattamente all'ideale sonoro della maturità di Bach: una sintesi tra la potenza barocca e la chiarezza contrappuntistica. Qui Bach suonò sicuramente durante il collaudo e vi si possono eseguire le sue opere più monumentali (come i corali della Clavier-Übung III).


3. Testi Teorici e Trattatistica

La distinzione tra i due stili è documentata nei principali trattati dell'epoca:

  • Arnolt Schlick, Spiegel der Orgelmacher und Organisten (1511): Uno dei primi testi a discutere l'importanza di avere una pedaliera che possa suonare melodie, non solo note lunghe.

  • Michael Praetorius, Syntagma Musicum (1619)2: Descrive la disposizione fonica necessaria per il repertorio pedaliter, sottolineando la necessità di registri di 16' al pedale per bilanciare il ripieno dei manuali.

  • Jacob Adlung, Musica mechanica organoedi (1768)3: Fornisce indicazioni precise su quando un organista debba aggiungere il pedale "ad libitum" in brani scritti su due righi, basandosi sulla gravità del registro utilizzato.

Se Praetorius (1619) rappresenta l'alba del Barocco e l'inizio dell'emancipazione del pedale, Adlung (1768) ne rappresenta il culmine e la sintesi. Egli scrive quando la lezione di J.S. Bach è già stata assimilata e offre uno sguardo retrospettivo su come un organista del XVIII secolo dovesse approcciarsi alla scelta tra mani e piedi.

  • Corrado Moretti, L'Organo Italiano (Eco) È considerato "la Bibbia" per gli organisti italiani. Moretti spiega magistralmente perché in Italia il repertorio è rimasto manualiter molto più a lungo che altrove. Descrive la struttura delle pedaliere italiane (spesso a leggio e limitate a una sola ottava) e come queste influenzassero la scrittura dei compositori da Frescobaldi a Petrali.
  • Oscar Mischiati, L'organo delle testate di registro e i suoi saggi. Nei suoi scritti (spesso pubblicati su riviste come L'Organo), analizza come i titoli "pedaliter" e "manualiter" nelle opere di Bach fossero legati a specifiche esigenze liturgiche e come queste si riflettessero nella prassi italiana del tempo.
  • Renato Lunelli, L'arte organaria del Rinascimento in Italia. Un testo storico che documenta come gli organi italiani fossero concepiti come strumenti "da tastiera" (manualiter), spiegando la filosofia dietro la costruzione delle canne di Bordone e l'uso parsimonioso del pedale.

4. Differenze Strutturali e di Registrazione

Elemento

Manualiter

Pedaliter

Registrazione

Spesso basata su registri solistici (Cornetto, Cromorno) o piccoli ripieni.

Richiede il "Plenum" (Principali, Ottave, Misture) e le ance di 16' o 32' al pedale.

Funzione Liturgica

Communio, elevazione, versetti dei salmi (momenti meditativi).

Preludio, Postludio, Grandi Inni (momenti di gloria e potenza).

Estetica

Trasparenza, agilità, vocatilità (imitazione della voce umana).

Monumentalità, architettura, forza gravitazionale del suono.


Conclusione

Il passaggio dal manualiter al pedaliter segna il passaggio dalla "musica per tastiera" alla "musica specificamente organistica". Se il manualiter permette all'organo di dialogare con il clavicembalo e la musica vocale, il pedaliter ne sancisce l'unicità assoluta, trasformando lo strumento in un'orchestra governata da un solo uomo attraverso la danza dei piedi sulla tastiera inferiore.


Note;

1 Verrà prodotto un articolo in merito a questi termini

2 In merito al monumentale trattato Syntagma Musicum di Michael Praetorius (pubblicato tra il 1614 e il 1620), le informazioni relative all'organo, alla sua struttura e alla distinzione tra l'uso dei manuali e del pedale si trovano nel Secondo Volume.

Nel De Organographia, Praetorius chiarisce un concetto estetico fondamentale: l'organo non è solo un "cembalo più grande", ma una macchina sonora complessa.

  • Egli descrive come il Pedale debba avere una propria dignità sonora (registri gravi e potenti) per contrastare i manuali.

  • Documenta la pratica del "Bassus Generalis" all'organo, spiegando quando un organista deve usare i piedi per raddoppiare la linea del basso e quando invece deve limitarsi ai manuali per mantenere la chiarezza delle parti superiori (manualiter).

3 Per quanto riguarda l'opera monumentale di Jacob Adlung, intitolata Musica mechanica organoedi (pubblicata postuma a Berlino nel 1768), le informazioni sul repertorio, sulla tecnica e sulla registrazione si trovano principalmente nel Primo Volume.

Volume I: La Meccanica e l'Uso dell'Organo

In questa prima parte, Adlung non si limita a descrivere come è costruito l'organo, ma dedica ampie sezioni alla prassi esecutiva. È qui che trovi i riferimenti cruciali:

  • Capitolo VIII (e seguenti): Adlung tratta dei registri e della loro combinazione (Manier die Register zu vermischen). In queste pagine spiega come scegliere i registri per il gioco manualiter (cercando chiarezza e delicatezza) e come configurare il pedale per il gioco pedaliter.

  • La registrazione per il basso continuo: Adlung fornisce istruzioni preziose su quando il basso debba essere suonato "con i piedi" (pedaliter) per dare fondamento all'armonia e quando sia preferibile restare sui manuali per non coprire le voci superiori o gli altri strumenti.

  • L'uso del pedale "ad libitum": Un punto fondamentale del trattato è il consiglio su come adattare brani scritti su due righi (apparentemente manualiter) alla pedaliera, specialmente per rinforzare le cadenze o le note lunghe del basso.



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